Il Mercury Prize nasce nel 1992 come premio dedicato a tutti quegli artisti non presenti nell classifiche mainstream (ci sono già i Brit Awards per quello) con lo scopo, quindi, di dare risalto a ciò che esiste in Gran Bretagna ed in Irlanda al di fuori dei circuiti più popolari. È un premio che ha un risalto internazionale proprio per la funzione che ricopre e capita che in seguito alla vittoria l’artista o la band finisca sotto contratto di una major, o comunque attiri un’attenzione maggiore su di sé.

Le vittorie degli ultimi anni

Passando da queste parti, per il programma o gli articoli, avrete già sentito parlare del Mercury Prize, soprattutto per le ultime due edizioni che hanno visto trionfare due artiste molto apprezzate e su cui abbiamo scommesso sin dagli albori di questo programma, e delle loro carriere. Parlo di Little Simz e Arlo Parks, vincitrici nel 2021 e 2022, le cui “gesta” sono state raccontate in tante puntate di To Tape e riassunte in questo articolo (o andare nella sezione “cerca” per trovare tutti i riferimenti)

Il Jazz a Londra

Londra è una città a cui si riconosce quell’approccio multiculturale (forse oggi un po’ meno a causa della Brexit ma qualcuno ha preso coscienza della scelta scellerata) che si ripercuote anche sulla musica, permettendo la nascita e lo sviluppo di generi e sottogeneri, collettivi, immaginari, mode, cultura in senso ampio. Non parliamo di una storia tutta rose e fiori ma per una serie di concause legate soprattutto all’immigrazione, come spesso accade nel mondo, da un certo punto in poi il Jazz, nel caso specificico, ha potuto prendere una sua strada e svilupparsi secondo un percorso ben preciso.

Gli Ezra Collective, il progetto Tomorrow’s Warriors, il Mercury Prize

Gli Ezra Collective arrivano proprio da Londra e la loro fortuna è stata quella di partecipare al progetto Tomorrow’s Warriors, a cui abbiamo dedicato una puntata lo scorso anno e per questo non mi dilungherò ulteriormente. Trovate tutto in questo articolo con podcast annesso.

Il quintetto nel 2022 pubblica il disco Where I’m Meant To Be per la Partisan Records (Bombino, Cymande, Fontaines D.C., IDLES, PJ Harvey e molti altri): un mix di Afrobeat, Calypso, Jazz e tutte le altre sfumature della Black Music, grazie anche alla presenza dei molti ospiti, compreso Steve McQueen, che aumentano questo caleidoscopio di suoni e colori.

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